Vitigni autoctoni: 5 vini italiani sottostimati da conoscere

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L’Italia può vantare la più ampia ricchezza ampelografica al mondo, con oltre 400 vitigni autoctoni. Un patrimonio di biodiversità d’inestimabile valore composto spesso da varietà di uve coltivate da secoli solo in piccoli territori. Produzioni di nicchia, di alta qualità e dalle caratteristiche uniche e particolari. Accanto ai più famosi Brunello di Montalcino, Chianti Classico, Barolo, Barbaresco, Amarone della Valpolicella, Primitivo di Manduria, Cannonau di Sardegna, esistono molti altri vini, meno conosciuti, ma capaci di esprimere vere eccellenze. Ne abbiamo scelti cinque, che per personalità, carattere, storia e tradizione vi consigliamo di assaggiare.

1. Timorasso

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Il timorasso è un vitigno autoctono piemontese a bacca bianca, coltivato da secoli nella zona dei Colli Tortonesi, in provincia di Alessandria. Dopo la crisi della viticoltura causata dall’arrivo in Europa della fillossera, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il timorasso ha rischiato seriamente di scomparire. Nei nuovi impianti è stato quasi completamente sostituito da vitigni più produttivi e commercialmente remunerativi, come cortese, barbera e croatina. Se oggi abbiamo ancora delle vigne di timorasso, lo dobbiamo a pochi appassionati viticoltori che negli anni Ottanta hanno scommesso su questo vitigno. Da pochi ettari si è passati agli attuali 100, che rappresentano comunque una piccola estensione. Si tratta di una produzione che rientra nella denominazione piemontese Colli Tortonesi Timorasso DOC.

Il timorasso si sta affermando in Italia per il carattere inconfondibile e la forte personalità. Ha un colore giallo paglierino, il bouquet esprime profumi di fiori bianchi, camomilla, agrumi, pesca e susina. Al palato ha buona struttura, è caldo, ricco e ampio, con aromi fruttati, note mielate e un sorso percorso da vibrante acidità. È un bianco da invecchiamento, che esprime le sue doti migliori dopo 4/5 anni in bottiglia, quando gli aromi virano versi sentori di pietra focaia, resina e idrocarburo, che lo fanno assomigliare ai riesling tedeschi. Le versioni più giovani si abbinano con crostacei, pesce al forno, alla griglia o alla classica tartare di fassona piemontese. Le riserve sono perfette per accompagnare carni bianche delicate.

Tra le etichette più interessanti segnaliamo:

Colli Tortonesi DOC Sterpi – Walter Massa

Colli Tortonesi DOC Costa del Vento – Walter Massa

Colli Tortonesi DOC Pitasso – Claudio Mariotto

Colli Tortonesi DOC Cavalllina – Claudio Mariotto

Colli Tortonesi DOC Il Montino – La Colombera

Colli Tortonesi DOC Brezza d’estate – I Carpini

 

2. Nero di Troia

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Quando si parla di vini rossi pugliesi, è inevitabile fare riferimento al primitivo e al negroamaro. Tuttavia c’è un altro vino rosso di grande tradizione e qualità: il nero di Troia. L’uva di Troia è coltivata nella parte nord della Puglia, in particolare in provincia di Barletta, Andria e Trani. Le sue origini sono abbastanza misteriose, ma si presume possa essere arrivata in Puglia durante il periodo della colonizzazione ellenica o, in seguito, dalla sponda adriatica dell’Albania. Oggi è coltivata su una superficie di circa 2.500 ettari, soprattutto sui terreni calcarei della zona dell’Alta Murgia e nell’area di Castel del Monte. Contrariamente al primitivo e al negroamaro, è una varietà a maturazione tardiva, che produce vini eleganti e non troppo alcolici.

Il colore è rosso intenso. Al naso si apre con profumi di viola, mirtillo, mora, sentori leggermente speziati e balsamici. Il sorso è armonioso, morbido e vellutato, con amomi fruttati, trama tannica fine ed equilibrata freschezza. È un vino rosso che si fa apprezzare per la finezza espressiva e per la delicatezza del bouquet. A tavola si abbina molto bene a grigliate di carni miste o arrosti.

Tra le etichette più interessanti segnaliamo:

Puglia Nero di Troia IGT – Cantine Spelonga

Castel del Monte Rosso Riserva DOCG Vigna Pedale – Torrevento

Castel del Monte Nero di Troia Pietra dei Lupi – Cantine Carpentiere

Castel del Monte Nero di Troia Ottagono Riserva – Torrevento

Castel del Monte Nero di Troia Puer Apuliae – Rivera

 

3. Erbaluce di Caluso

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Tra i vitigni a bacca bianca piemontesi l’erbaluce è sicuramente uno dei più interessanti. È coltivato quasi esclusivamente nella zona prealpina del Canavese, un territorio di colline moreniche, che si sono formate in antiche ere geologiche per la lenta azione di un grande ghiacciaio alpino. Oggi la superficie vitata è di circa 200 ettari, stiamo quindi parlando di una piccola denominazione di carattere tipicamente territoriale. L’erbaluce è un vitigno che sorprende per la sua grande duttilità: è adatto a produrre vini fermi, spumanti con metodo classico, vendemmie tardive e vini passiti, tutti di qualità eccellente.

Il vino ha un colore giallo paglierino, il profilo olfattivo è raffinato ed elegante, con profumi floreali, d’agrumi e freschi aromi fruttati. Il sorso è equilibrato con delicate note fruttate e piacevole acidità. A tavola si abbina molto bene con preparazioni a base di verdure o con menù di pesce.

Tra le etichette più interessanti segnaliamo:

Erbaluce di Caluso Spumante Brut DOCG San Giorgio – Cieck

Erbaluce di Caluso DOCG 13 Mesi – Benito Favaro

Erbaluce di Caluso DOCG Costaparadiso – Crosio

Erbaluce di Caluso DOCG Misobolo – Cieck

Erbaluce di Caluso DOCG San Michele – Cella Grande

Erbaluce di Caluso Passito DOCG – Ilaria Salvetti

 

4. Mamertino di Milazzo

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Tra i vini italiani che possono vantare un’antica tradizione, c’è sicuramente il mamertino di Milazzo. È un vino siciliano, prodotto in provincia di Messina con due vitigni autoctoni a bacca rossa: nocera e nero d’Avola. La zona dello stretto di Messina ha una millenaria tradizione nel campo della viticoltura, che risale ai tempi dei primi insediamenti greci dell’VIII secolo a.C. In epoca Romana, il Mamertinum era uno dei vini più famosi e apprezzati dell’Impero, amato soprattutto da Giulio Cesare, che lo offri ai suoi commensali per celebrare il suo terzo consolato. Nonostante le sue nobili origini, per molti decenni il mamertino di Milazzo è stato dimenticato e solo negli ultimi anni si sta riscoprendo la potenzialità del territorio e dei suoi vini.

Il mamertino di Milazzo ha un colore rosso rubino intenso. Il bouquet esprime aromi di piccoli frutti a bacca scura, sentori di sottobosco, erbe aromatiche e spezie. Al palato è morbido, con frutto succoso, tannini eleganti e buona freschezza. È un vino intenso e mediterraneo, che esprime nel bicchiere tutto il calore della terra siciliana. Ottimo con carni rosse arrosto o alla griglia. 

Tra le etichette più interessanti segnaliamo:

Mamertino Rosso Doc – Vigna Nica

Mamertino Rosso Doc – Planeta

Mamertino Rosso Doc – Vasari

Mamertino Rosso Doc Giulio Cesare – Cambria

Mamertino Rosso Doc Curpané – Tenuta Gatti

Mamertino Rosso Riserva Sulleria Doc – Feudo Solaria

 

5. Cesanese del Piglio

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Le regioni dell’Italia centrale sono famose per due grandi vini rossi: il sangiovese, prodotto soprattutto in Toscana e il montepulciano d’Abruzzo. Tuttavia nel Lazio c’è un altro rosso molto interessante: il cesanese del Piglio. Si tratta dell’unico vino rosso del Lazio che ha ottenuto il riconoscimento della DOCG. La zona di produzione si trova a sud est di Roma e può vantare tradizioni antichissime, che risalgono ai tempi dei Romani. Le vigne sono coltivate su rilievi collinari, caratterizzati da terreni di matrice calcarea. Il vino è prodotto con i vitigni autoctoni a bacca rossa cesanese d’Affile e cesanese comune.

Il cesanese del Piglio ha un colore rosso rubino, il profilo aromatico è elegante, con profumi floreali e aromi di piccoli frutti a bacca scura. Il sorso è armonioso, di buon corpo, con aromi intensi, trama tannica sottile ed equilibrata freschezza. Un vino molto piacevole da bere giovane, ma che possiede anche un buon potenziale d’invecchiamento. A tavola trova i migliori abbinamenti con i piatti tipici della tradizione romana: agnello al forno o arrosto, maialino, porchetta arrosto e coda alla vaccinara.

 

Tra le etichette più interessanti segnaliamo:

Cesanese del Piglio Docg Vicinale – La Visciola

Cesanese del Piglio Superiore Romanico – Coletti Conti

Cesanese del Piglio Superiore Docg Civitella – Macciocca

Cesanese del Piglio Superiore Docg Hernicus – Coletti Conti

Cesanese del Piglio Superiore Docg Vajoscuro Riserva – Giovanni Terenzi

Cesanese del Piglio Casal Cervino Superiore Docg – Vigneti Massimi Berucci

Cesanese del Piglio Superiore Riserva Docg Torre Del Piano – Casale della Ioria

 

Alessio Turazza 

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